PELELIU ISLAND (Palau)

In Breve

Peliliu è la seconda isola più grande dell'arcipelago, la più meridionale. Dopo Pearl Harbor l'isola è stata acceso campo di battaglia fra americani e giapponesi (ci sono ancora pezzi di artiglieria sulle spiagge, nelle foreste e un museo interamente dedicato). Ancora oggi l'isola è per lo più disabitata ed un solo resort è degno di nota, il Dolphin Bay, di recente apertura e molto semplice, ma proprio per questo perfettamente integrato con la bellezza e l'aspetto selvaggio dell'isola.
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Descrizione

Peliliu è la seconda isola più grande dell'arcipelago, la più meridionale. Dopo Pearl Harbor l'isola è stata acceso campo di battaglia fra americani e giapponesi (ci sono ancora pezzi di artiglieria sulle spiagge, nelle foreste e un museo interamente dedicato). Ancora oggi l'isola è per lo più disabitata ed un solo resort è degno di nota, il Dolphin Bay, di recente apertura e molto semplice, ma proprio per questo perfettamente integrato con la bellezza e l'aspetto selvaggio dell'isola.
L'isola di Peleliu è geograficamente localizzata proprio a fianco delle mitiche Rock Islands, per cui le più belle immersioni dell'arcipelago sono proprio di fronte al resort !

Immersioni

Senza necessità di dover raggiungere grandi profondità, ci si dà appuntamento con le mante al German Channel mentre, anche se si possono avvicinare i grossi predatori (squali pinna bianca e pinna nera, squali grigi, tigre, leopardo) un po' ovunque, al Blue Corner sono di casa. Così, con il reef-hook (che pare sia stato inventato proprio qui), ci si aggancia alla barriera e non si fa altro sforzo che godersi in tutta comodità lo spettacolo che queste imponenti presenze vorranno mostrare.

L'unico rischio è di farsi distrarre dalla frenetica vita che si svolge attorno per nulla disturbata dalla presenza dei subacquei: oltre a tutti i pesci di barriera (circa 1500 specie diverse) che continuano a danzare attorno incuranti dei predatori si incontrano enormi pesci Napoleone, branchi di grossi barracuda, tonni e pappagalli Bumphead, razze e aquile di mare.
Quando poi si comincia a risalire e ci si ferma lungo il muro per la tappa di sicurezza è bene prestare molta attenzione al reef: è possibile riconoscere praticamente tutte le specie conosciute di anemoni (oltre 700 specie diverse fra corallli ed anemoni), oltre a pesci cardinale, a numerose specie di nudibranchi ed a rarissime specie endemiche e tridacne giganti.
In immersione la visibilità, in genere, supera i 30 metri e quando così non è, probabilmente è perché, grazie alla luna piena, vi state godendo lo spettacolo della barriera corallina con il fenomeno dello spawning.
Oppure siete entrati in una colonna di plancton e non è detto che riusciate ad uscirne evitando lo squalo balena che se ne sta cibando.
Le immersioni sono di tutti i tipi che si possano immaginare e desiderare: oltre ai muri, ai reef, ai giardini di corallo ed ai canyon, per gli amanti del genere, troviamo numerosissimi relitti della seconda guerra mondiale (navi o aerei americani o giapponesi); immersioni appositamente studiate ed organizzate per gli amanti del Nautilus, fotografi e non; varie caverne chiuse come le Chandelier Cave o aperte come i Blue Holes (dalla superficie dove si nuota in un paio di metri d'acqua si scende lungo 4 fori che si aprono nel reef e danno l'accesso ad una vasta cavità sottostante che scende fino ad oltre 30 mt di profondità).
Sulle pareti ci sono belle gorgonie e nudibranchi e, sul fondo, si apre un'altra piccola cavità dove sono custoditi due scheletri di tartaruga ma, in realtà, ciò che apre il cuore è il gioco di luci che filtra dalla superficie attraverso i fori: come se una luce divina venisse a rischiarare le profondità degli abissi lasciando un'aura attorno ai contorni di ciò che popola il mare. E qui c'è davvero qualcosa di divino.
Ovunque siate stati, in qualsiasi mare vi siate immersi, qualsiasi cosa abbiate visto, per Palau non siete preparati.